martedì, 30 gennaio 2007

Evanescenza


Era li, riverso su se stesso, in una pozza di sangue purpureo. Ansimava forte e teneva gli occhi leggermente aperti, fissando nel vuoto con quel poco di forza che gli rimaneva in corpo. La bocca si muoveva piano. Voleva dirmi qualcosa ma non fece in tempo. Morì li, sotto i miei occhi. Scossi quel fisico perfetto, urlando. Gli tenni la testa e la strinsi al petto. Non volevo crederci, non poteva finire così. Piansi.

”Se quel giorno non fossi stata mandata da te, forse, ora sorrideresti ancora alla vita, con quel tuo modo di fare sornione e dissacrante. Sorrideresti ad una donna, una donna vera, di quelle in carne ed ossa, senza ingombranti attributi come l’immortalità. Una donna diversa da me, ma che forse ti avrebbe reso felice.
Anche allora non riuscivi più a parlare. Anche allora i tuoi occhi sembravano stare aperti forzatamente. Cercavi di nascondere il dolore, ma le espressioni del tuo volto meraviglioso ti tradivano. Si, anche divorato dalla sofferenza avevi qualcosa di divinamente irresistibile. Forse è per questo che venni travolta dal tuo essere così diverso, e nello stesso tempo così speciale.
Eri li, dinanzi al corpo senza vita di tua madre. E piangevi sommessamente. Non volevi che gli altri ti vedessero, né che la tua sorellina capisse che la mamma era morta dopo lunghissimi tormenti invece di essere volata in cielo, in un mondo più felice. La sua malattia non le aveva lasciato scampo. Non potevi sapere che in realtà siamo stati noi a portartela via, quelli come me, che decidono su tutto e su tutti quaggiù, nel tuo mondo. Era arrivato il momento ed io te l’ho portata via. Ora vive dove vivo io, ma tu non puoi saperlo, non più. Non dovevo dirtelo. Ma soprattutto non potevo.
Noi angeli, creature divine, onnipotenti e sovrannaturali, siamo evanescenti come l’aria. Siamo entità impalpabili e inconsistenti. Voi uomini siete fatti di carne ed ossa, di pelle e muscoli, di sentimenti ed emozioni, di energia e di passione. Noi siamo solamente essenza.
Ho sempre creduto ingenuamente che un giorno mi sarei potuta confondere tra di voi, che con il vostro modo di essere mi avevate da sempre intrigata. Solo conoscendoti ho capito quanto fosse limitata la mia esistenza.
Quel giorno ti ho sfiorato il capo mentre stringevi il corpo senza vita di tua madre. Al funerale ti ho tenuto la mano. La notte, quando avevi gli incubi, ti sono stata accanto. Non te ne sei accorto vero? Non potevi. Non sono mai esistita per te. Hai saputo vendicarti bene. Mi hai rubato il cuore e non so quante volte tu me l’abbia trafitto. Ma mi hai fatto anche un grande dono: mi hai resa più umana. Mi hai fatto conoscere l’amore. E con esso il dolore. Gli antipodi di ciò che prova un essere umano.
Non potevo sopportare di non averti. Non riuscivo a stringerti, a baciarti. Non potevo mostrarmi a te, non potevo viverti. Non sapevi neanche che esistevo. Ed ora guarda com’è finita, ora non esisto io e non esisti più neanche tu”.

L’angelo lasciò andare il corpo inerme e raccolse la pistola da terra.

”Non mi restava altra strada che questa. Credevo che sarebbe stato come con tua madre. Credevo di poter decidere della tua vita. Avrei potuto averti nella mia esistenza finalmente. Ti avrei ricongiunto a tua madre e avrei potuto consumare quel sentimento che per troppo tempo ho sentito dentro. Saremmo stati felici. Non avevo pensato che l’egoismo non può che uccidere l’amore. Ti ho strappato alla tua vita terrena ed ora, per colpa mia, saremo divisi per l’eternità. Rimango intrappolata in questo corpo umano di cui mi sono servita per ucciderti. Volevo renderti mio per sempre. Ahimè, ho inciso nell’infinito solo una nuova tragedia dove la pregustazione di ciò che sarebbe stato mi ha fatto perdere di vista ciò che realmente poteva succedere.”

Accarezzava l’arma del delitto affettuosamente, come fosse stata una compagna fedele.

”Ma non posso sopportarlo”

Un colpo. Un tonfo. Un altro corpo a terra. Quello di una bambina che aveva appena perso la sua famiglia. La madre e il fratello maggiore si erano ricongiunti. Lei avrebbe scontato le sue colpe nel limbo dei suicidi.

Perché amore a volte è follia e passione. Perché amore dovrebbe essere anche rinuncia. Perché amore è pensare prima agli altri e poi a se stessi ma a volte si esprime con egoismo e possesso. E si ferisce chi non c’entra nulla. E si distrugge quanto di bello si è creato o idealizzato.

”Lascia che un sogno meraviglioso rimanga tale. La realtà potrebbe sgualcirlo”.


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missmidnight alle 30/01/2007 22:15 in: all i need is love, 7 angeli e 7 diavoli
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domenica, 28 gennaio 2007

Riflessione sulla gelosia
 




E’ quella morsa allo stomaco che ti prende qualche volta senza che tu lo voglia. E’ quella sensazione di possesso esclusivo che ti lega ad una cosa o ad una persona. E’ quell’incontrollabile ostilità nei confronti di chi mina la tua pace interiore cercando di avvicinarsi troppo a ciò che è tuo. E’ la paura di perdere quello che si è ottenuto, talvolta con sacrificio.

Si mormora che sia una malattia comune quella della gelosia, soprattutto nella coppia. E, a sentire i più impegnati (?) programmi televisivi o le più celebri (?) rubriche giornalistiche cartacee ancora non si è capito se è un bene o un male esserne “affetti”.

Se in un rapporto non c’è gelosia allora vuol dire che non te ne frega niente. Se c’è gelosia allora la relazione diventa asfissiante. Bisognerebbe trovare l’equilibrio perfetto ma, come in tutte le cose, una vera pace dei sensi non c’è mai.

Io sono quel tipo di persona che non sa se è meglio essere gelosi o non esserlo. I primi tempi con Mr.D. ricordo che lo odiavo.La sua era una gelosia ossessiva, o molto probabilmente ero io che, dal basso della mia giovanissima età, mi vedevo privare giorno dopo giorno della mia libertà che non era mai stata intaccata da nessuno per più di tre mesi di fila.
Col passare del tempo poi si è tranquillizzato e le grosse litigate di un tempo sono sparite. Oggi però ammetto che se mi arriva un messaggino sul cellulare e non mi chiede chi è ci rimango male. Invece se tenta di strapparmi il cellulare per verificare se gli ho detto la verità mi fa incazzare.

Credo che esista un confine invisibile tra ciò che è lecito, rispettoso, e ciò che lede l’altra persona. Se tu tenti di sbirciare nel mio telefono vuol dire che non ti fidi di me, ossia che mi ritieni una bugiarda, ossia che io non sono una bella persona. E che cavolo ci stai a fare con me se mi ritieni tale? Però se mi guarda uno e tu non mi dici nulla allora penso che non mi ritieni attraente e non pensi che possa piacere ad un altro, oppure che io sia il tuo zerbino e che veda solamente te nella mia vita e allora non va bene perché noi donne mica dobbiamo farvi vedere che vi moriamo dietro altrimenti poi voi vi sentite autorizzati a fare come volete e poi noi diventiamo noiose e allora vi trovate l’amante. Oh.

Ho notato che le donne sono specialiste nel rompere i coglioni al fidanzato quando esce con gli amici a suon di sms e telefonate. I ragazzi invece non ti fanno vedere niente e all’improvviso ti puntano la lampada alogena in faccia e iniziano il loro morboso interrogatorio, giocherellando con le dita tentando di nascondere la loro gelosia (alla faccia dell’uomo che non deve chiedere...mai!).
 
Ripensando a qualche scenata di Mr. D. mi viene in mente l’ultima, quando rispuntò un mio ex e lui per telefono mi disse “Senti ma questo che cazzo vuole? Digli che se non se la pianta di romperti le palle lo vengo a prende sotto casa!”. L’ex non s’è fatto più sentire ed io mi sono sorbita la sua faccetta contrita per qualche giorno (e le sue frasi cult del tipo “aaaa... dai sempre troppa confidenza te... lo vedi poi che succede? Che te vengono a rompe le palle e me devi fa litigà...”). Oppure a capodanno viene a casa mia, vede il mio messenger con tutte le fotine dei miei contatti (che si sa, quando uno mette la foro su msn sembra che è appena uscito da un servizio fotografico... e sembriamo tutti i figli della Bellucci e di Brad Pitt) e comincia a farmi l’interrogatorio (e questo chi è? E questo? E questo qui?).   
  
Però è inutile negarlo. La gelosia a volte lusinga, altre fa tenerezza. E poi fa anche rabbia, naturalmente.

Secondo me il segreto di un rapporto è cercarlo quell’equilibrio. Magari poi non si trova, è inevitabile, e allora si litiga e ci si tirano i piatti. Ma se non ci fossero anche queste cose che senso avrebbe una storia?

E voi siete gelosi?

(temi di grande attualità stasera eh? Prendetemi all’Italia sul dueeee!)
missmidnight alle 28/01/2007 23:33 in: my life, all i need is love
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sabato, 27 gennaio 2007

Ma era un colloquio o una seduta di psicanalisi?
 





Ieri ho sostenuto un colloquio per un’azienda. Mi hanno contattata telefonicamente attraverso l’università e mi hanno proposto di vederci per discutere di LAVORO. Infatti non ho fatto neanche finire la cordiale signorina di parlare che immediatamente le ho chiesto “Scusiiii maaaa... non è che è per stage e simili?” e lei subito “No no per lavoro signorina!”. Intrigata dall’idea di un’offerta dove finalmente non si fatica per la gloria mi sono recata nello sciccosissimo quartiere romano dei Parioli, zona che conosco a malapena e che per arrivarci mi sono fatta una traversata di due ore tra autobus, metro e tram. Tra l’altro ero vestita elegante con una gonna che arrivava al ginocchio ma proprio li si stringeva... ho rischiato di romperla ogni volta che salivo e scendevo i gradini dell’autobus.

Ero sullo sconosciuto 910 e contavo le fermate per scendere a quella giusta. Nelle orecchie avevo le mie fide cuffiette... compagne di viaggi metropolitani interminabili. Ad un certo punto mi accorgo di dover scendere e non so perchè, non so come e non so quando (sembrava una scena di final destination, giuro) mi si attorciglia una cuffietta ad uno dei tubi dell’autobus a cui ero aggrappata... ed era annodata! Ed io dovevo scendere! Insomma tutti hanno cominciato a guardarmi non capendo che diavolo stessi facendo, ‘sta maledetta cuffietta che non si slegava, anzi, sembrava annodarsi di più ad ogni movimento. Panico. Alla fine sono scesa due fermate dopo e ho sfondato le cuffie con un colpo netto tra gli sguardi allibiti della massa di vecchietti che tornavano in autobus dalla spesa mattutina. Da non crederci.
 
Incazzata come una bestia con il cadavere deturpato delle mie costose cuffiette iper tecnologiche in mano, mi dirigo mestamente verso il luogo dell’infausto incontro, facendomi un chilometro e passa a piedi più del dovuto. Mi accoglie un sorridente portiere, poi un sorridente segretario che mi fa compilare qualcosa come dieci pagine di questionario (dove volevano sapere persino quanto prendo a lavoro... ma la privacy non esiste più? Ho scritto un adattissimo “variabile” alla voce “stipendio”) e infine una signorina che non sorrideva neanche se le davi un miliardo. Un robot. Un automa.

La graziosa donzella dalla faccia arcigna e dal tono di voce che avrebbe fatto suicidare anche la persona più felice della Terra, mi fa accomodare e mi inizia a fare una serie infinita di domande.

”Perché ha scelto editoria e giornalismo come specializzazione?”

[perché mi piace forse?]

”Si descriva con tre aggettivi”

[A questa domanda avrei voluto scoppiarle a ridere in faccia. Mi sembrava di stare a Uomini e Donne della DeFilippi... avrei voluto urlare “Perché io sono una persona VEEEEERAAAA”]

”Ma lei è ambiziosa? Che cos’è l’ambizione? Cosa farebbe per raggiungere i suoi obiettivi?”

[Uhm...]
 
“Ma lei è disposta ad accantonare i suoi impegni di studio e lavoro per iniziare a collaborare con noi?”

[Il mio “dipende” deve aver turbato la signorina che non comprendeva il fatto che non collaborerò mai con loro se non mi offriranno qualcosa che mi interessi sul serio in termini economici e qualitativi... Per chi mi ha preso?]
 
Insomma, queste sono state solamente alcune delle domande che mi ha posto. Ma più che un colloquio mi sembrava di stare da uno psicologo. Ci mancava davvero poco che mi mettesse sdraiata sul divanetto e iniziasse a citarmi Freud o Jung. In certi momenti ammetto che mi veniva da ridere. Alcune domande erano talmente inutili e ovvie che mi sentivo spazientita, giuro. Che poi per spazientire me ce ne vuole...

Francamente non so se il mio colloquio sia andato bene. Ancora non ne ho fatti a sufficienza (e soprattutto potrei annoverare questo nel gruppo colloqui seri di cui sono praticamente digiuna) per capire quello che dall’altra parte vogliono sentirsi dire. Però io sono stata sincera. Ma questa qualità è apprezzata in queste situazioni? Lo capirò entro dieci giorni, al termine dei quali, se non sentirò il cellulare squillare, vorrà dire che la mia selezione è terminata.

Non ci spero granché. Anche perché in tutto questo non mi hanno ancora detto di che lavoro si tratta, loro di cosa si occupano e che figura professionale cercano. Mentre a me ci mancava poco che mi chiedessero le radiografie.

Però, che professionalità.


Ps: versione definitiva del template. Ho trovato, con lui, la mia pace interiore.
missmidnight alle 27/01/2007 13:38 in: my life, the others, deliri lavorativi, ironizziamo
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giovedì, 25 gennaio 2007

Come farmi incazzare di prima mattina
 





Ieri sera ero a cena da amici seduta per terra in perfetto stile nipponico a mangiare sushi e a parlare del più e del meno. Ad un certo punto ho avuto un’illuminazione (si, sapete, quei flash che vengono all’improvviso e che ti fanno venire in mente le cose più assurde e che soprattutto non c'entrano nulla con la situazione che stai vivendo) che mi ha fatto ricordare che quel giorno era il compleanno di una persona. Ormai ero fuori, il numero di cellulare farlocco (dicesi numero di cellulare farlocco quel numero che non è il tuo ufficiale ma è tipo la seconda o terza scheda e che dai a persone che non vuoi che ti rompano ogni momento i maroni) non lo avevo con me ma era spento a casa e così, appena tornata, gli ho spedito un messaggino di auguri, anche se in ritardo. Premetto che questa persona io non la sento da parecchi mesi e penso che neanche se l’aspettasse che mi ricordassi del suo compleanno (me ne sono meravigliata anch’io tra l'altro).

Non ho ricevuto nessuna risposta.

E’ una cosa che non sopporto. Ora che mi ricordo mi sembra che glielo avevo spedito anche per Natale e i miei auguri erano rimasti ugualmente senza risposta. Questa cosa mi fa incazzare perché comunque io e lui non abbiamo litigato. È vero, abbiamo avuto un rapporto abbastanza complicato, una conoscenza strana, una discussione, la rottura di ogni contatto da parte mia, poi lui che mi richiama ed io che gli dico “ok, proviamoci ad avere un rapporto civile”, per poi tenerlo li come abbellimento del mio messenger e non usare mai il suo contatto. Al di la di tutto però se ti faccio gli auguri almeno un grazie me lo puoi anche dire. Non so perché questa cosa mi dia così fastidio. È solo che ieri sera quando sono tornata ero contenta di essermene ricordata. E stamattina quando non ho trovato neanche un insulso grazie ci sono rimasta male.

Mi viene da pensare ai diversi modi che ognuno di noi ha nel rapportarsi con gli altri. Rifletto sul fatto che spesso è proprio chi ti dice che ti comporti come una ragazzina, che sei scorretta e che fai male agli altri che predica bene e razzola male. Le persone che sono solamente buone a sparare sentenze e giudizi sono anche quelle che nella vita si muovono in modo ambiguo, strisciando tra la buona fede e il pregiudizio, tra ciò che è giusto e ciò che è conveniente. Sono persone che si sentono grandi per la loro età anagrafica e poi hanno le spalle fragili e si perdono in un bicchier d’acqua quando viene minata la loro virilità. Ed io, dal basso della mia giovinezza, le noto queste cose. E mi viene da ridere pensando che una come me possa veramente intimidire così tanto.

Solo perché sono sempre stata sicura di quello che volevo.
I dubbi non sempre sono vacillamenti.
Ma c’è chi a volte lo dimentica.


Naturalmente con me ha chiuso. Di nuovo.
Poi mi venisse a chiedere perchè.
Ma vaffanculo va.

missmidnight alle 25/01/2007 11:23 in: my life, the others
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martedì, 23 gennaio 2007

Sono di facili entusiasmi





Io: "Mi ha chiamato un'azienda. Mi vogliono offrire un lavoro. Ho il colloquio venerdì"
G: "Scusa Sere ma quante cose stai a fà in questo periodo?"
Io: "Ehm... un po'... perchè è sbagliato?"
G: "No no ma mica puoi far tutto!"
Io: "Lo so. E' arrivato il momento di comprare un'agenda".

E agenda sia.

missmidnight alle 23/01/2007 21:16 in: my life, deliri lavorativi, ironizziamo
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lunedì, 22 gennaio 2007

Paranoia





Sto capendo in questi giorni che il lavoro giornalistico non c'entra un cavolo con la scrittura. Ossia, almeno il giornalismo di cronaca. In questi giorni mi sto attivando per il mio primo, potenziale, servizio. Tra l'altro è un argomento che ho proposto io, che sembra essere piaciuto, e che mi sta parecchio a cuore. Visto che al prossimo incontro con la redazione mi conviene fargli vedere che qualcosa in mano ce l'ho anch'io (non come l'altra volta che mi sono trovata subito impreparatissima rispetto ai miei neo-colleghi) ho iniziato a fare le mie piccole indagini e mercoledì farò le mie prime interviste. E qui sorgono i dubbi. E se la mia fonte non vuole essere citata? E si può parlare di terze persone senza averle interpellate? Così ho contattato Mr. Google che come al solito mi ha fornito tutte le risposte che cercavo. L'ultima ora l'ho passata a leggermi i codici di deontologia professionale del giornalista.

Ok, sono anche io che sono fissata e paranoica, ma permettetemi, prima di imbarcarmi devo essere informata su quello che devo fare. Mica mi voglio ritrovare sul groppone una denuncia per diffamazione!
Sto capendo che il giornalismo consiste più nella ricerca della notizia che nel buttarla giù con poche e fredde parole. Il che mi piace, per carità. Ma io sono una che si fa mille problemi, mille ansie e che forse non ha abbastanza faccia da culo per far questo mestiere. Chissà... vedete, ancora non mi sono cimentata e già mi faccio le mie quotidiane seghe mentali.
Mi cago sotto, è questa la verità. Mi cago sotto quando devo rapportarmi con gli altri. Ho paura dell'inadeguatezza, sono maledettamente insicura
. Poi se mi sciolgo divento un leone eh, questo lo so da me. Ma all'inizio adeguarmi a questo nuovo modo di vivere sarà difficile. Perchè sono così e non ci riesco proprio a cambiare questo mio carattere schifoso.

Tra l'altro ho rinunciato a fare il mio primo esame. Perchè? Svogliatezza, non raccontiamoci balle. Non ho voglia di subirmi subito, a poche settimane dalla laurea, nuovamente lo stress da esame, l'ansia da prestazione e le notti insonni. Vado lentissima nello studio. Mi sento talmente satura di aule, lezioni, professori saccenti, test e colloqui che non riesco mentalmente ad assorbire nessuna nuova informazione. Le materie del mio nuovo corso di laurea fanno schifo. Linguistica su linguistica... io odio la linguistica! Si, va bene, serve. Ma io la odio uguale.

Mi viene sempre più spesso da chiedermi se quella che ho fatto è la scelta giusta. Non sarebbe forse stato meglio puntare su qualcos'altro? Si... ma su cosa? I master costano troppo e non ce n'era neanche uno qui a Roma che mi piacesse. Le scuole di giornalismo sono utopia pura per me. Un bel corso di lingua all'estero non sarebbe stato malvagio. Trovarsi da lavorare seriamente e iniziare a costruirsi qualcosa intorno... neanche questo sarebbe stato così male. Ma poi ci penso. Il lavoro lo cerco... e non si trova. I concorsi si fanno... e non si passano. Persino di dieci giornali a cui mi sono proposta per collaborazioni GRATIS mi ha risposto solamente uno. E non voglio sentirmi l'eterna laureata a metà. Perchè a me quest'ordinamento 3+2 non è mai piaciuto e non voglio arrendermi ad esso. Non biasimo chi si ferma, per carità. Ma per me è una cosa importante continuare, è una cosa mia, un traguardo mio.

E' che prima ne ero così convinta e più passa il tempo più credo di aver fatto la scelta sbagliata.
missmidnight alle 22/01/2007 21:24 in: my life, deliri lavorativi, deliri universitari
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domenica, 21 gennaio 2007

Io me lo ricordo ancora, sai?
 





Mi ricordo ancora quegli attimi rubati al tempo per restare ancora un po’ con la mano nella mano. Tenerezza e indecisione si fondevano in un audace intrigo di emozioni. La tua pelle, in ogni istante, mi ricordava che sapore avesse la vita. Mentre ti accarezzavo la schiena e mi premevo contro di te quasi a farmi male, per sentirti ancor più vicino di quanto lo fossi già, tremavo. Perché non sarei voluta essere in nessun altro posto se non li. Faceva caldo e appena ti allontanavi il gelo. Mi spostavi come fossi una bambola, mi muovevi a tuo piacimento e non lasciavi mai il mio sguardo.
Mi hai fatto credere di non aver bisogno di nessuno e poi mi hai fatto capire che in realtà ho bisogno solamente di te. Sei stato crudele, sai? Perché nelle tue mani io mi sento indifesa e protetta insieme. Ho paura, perché se un giorno tutto questo dovesse finire forse nulla avrebbe più senso. Il mondo, nei suoi pur bellissimi e vivaci colori, rimarrebbe immerso in una nebbia grigia. La vita in sé resterebbe solo un rincorrersi del tempo senza alcuno slancio, senza alcuna voglia di dire “non vedo l’ora che sia domani”. Io non mi sentirei più necessaria. Perderei di ogni unicità, di ogni splendore, di ogni virtù che tu mi hai costruito attorno e a cui io ho iniziato a credere.   
Io me lo ricordo ancora, sai? Quando timidamente mi hai regalato quel cuore rosa che apriva goffamente le manine gommose con scritto sopra “ti voglio tanto bene così”. Quel giorno mi sono sentita importante per te, anche se ero ancora una sconosciuta. Me lo ricordo bene quanto abbiamo lottato per avere la nostra felicità, contro tutti quelli che credevano che non ce l’avremmo fatta, contro chi non credeva nella tua sincerità, contro chi non credeva nella mia buona fede. E non potrò mai dimenticare quante lacrime abbiamo speso urlandoci cattiverie addosso per poi abbracciarci e dirci a vicenda “è tutto apposto”.
Ne è valsa la pena essere pazienti e aspettare che le cose iniziassero a girare per il verso giusto?
Se tornassi indietro rifarei tutto. Andrei ancora sotto la scuola della tua vicina di casa per difendere quello che era mio e per urlarle in faccia quanto mi faceva schifo. Ti verrei ancora a bussare in lacrime alla porta per far da paciere. Ti proteggerei ancora da ogni bruttura che il destino ti ha messo davanti. Ti amerei ancora come ho fatto in questi anni.
Non mi manca la solitudine. Non mi manca quel dover crescere da sola.
Mi manchi tu, anche se ti ho sentito cinque minuti fa. Ed è terribile e meraviglioso, non trovi?
Non mi sembra mai di fare abbastanza per noi.
Non mi sembra mai di darti quello che meriti.
Perché tu riempi la mia vita di bellezza.
Di quella felicità che tutti cercano e che io ho trovato solo con te.

Ti amo. Non puoi nemmeno immaginare quanto.


(dedicato a Mr. D.)

missmidnight alle 21/01/2007 22:35 in: my life, all i need is love
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venerdì, 19 gennaio 2007

Tutti gli uomini di Miss Mezzanotte
 




Parliamo di uomini.
 
Ebbi il mio primo fidanzato ufficiale all’età di quattordici anni. Lui si chiamava Luigi. Napoletano, verace, aperto e simpaticissimo, sorriso strafottente, sguardo intrigante, pelle scura, alto e sicuro di sé, lo conobbi durante una giornata con due amiche a Scauri. In realtà in quella giornata io dovevo conoscere un altro tizio, un certo Salvatore, conosciuto telefonicamente attraverso questa amica e rivelatosi poi un cesso pauroso. Tralasciando la minima attrazione fisica che ci potesse essere tra me e lui, il ragazzo in questione era anche timidissimo e non mi parlava. A malapena riusciva a guardarmi e quando incrociavo il suo sguardo lo abbassava di colpo. Si, carino. Si, tenero. Si, dolce. Ma che palle. Lo scaltro amico invece, lo spilungone dai modi gentili e dalla parlata incomprensibile, lui si che mi piaceva! Da brava ragazza attenta a non ferire i sentimenti degli altri, dolce, sensibile e timorata di Dio, mi appartai con lo scugnizzo, preda fin troppo appetibile per i miei ormoni impazziti di adoloescente. E così, sugli scogli, in riva al mare, detti il mio primo, vero, autentico (e aggiungerei fin troppo umido) primo bacio. E iniziarono i problemi. Io non sapevo come si faceva, non sapevo come si dovesse muovere quella maledetta lingua. Per quanto la situazione fosse degna di Dawson’s Creek, ecco, a me quel bacio non piacque per niente. In primis perché non riuscivo a coordinarmi a lui. E cercavo di capire ma non capivo. Lui andava lento ed io andavo veloce. Andava veloce e io rimanevo impietrita. La teneva morbida e la mia sembrava un sasso, la irrigidiva e la mia invece era budino. Insomma, un delirio. Poi, con la pratica, andò meglio. Ma all’inizio fu una vera tragi-commedia, perché ricordo che a lui veniva da ridere e mi prendeva in giro, e io cadevo dalla montagna del sapone perché non volevo far vedere di essere inesperta. Insomma… ripartii. E mi ero messa con questo ragazzo nel mentre, il che era un vero problema. I miei genitori non avrebbero concepito un fidanzato a quattordici anni e non lo avrebbero compreso soprattutto se avessero saputo che era napoletano. Una relazione a distanza? Già immaginavo i fulmini e le saette a casa mia. Così mi concessi in un paio di mesi cinque o sei fughe d’amore. Facevo “sega” a scuola, raccontavo di avere tutta la giornata impegnata, quando al cinema, quando a casa dell’amica, quando in centro con l’amico, prendevo il treno e via, un paio d’ore ed ero dal mio ragazzo. In realtà erano giornate veramente belle. Anche troppo “idilliache” per poter durare a lungo. Infatti i miei genitori scoprirono la mia clandestina e prematura relazione attraverso il mio diario. La sottoscritta infatti fu talmente furba da annotare i particolari delle mie giornate fuori Roma su carta, con tanto di particolari tipo: ho bevuto birra, ho fumato, ci siamo baciati un centinaio di volte etc. I miei rimasero sconvolti. Tralasciando lo shock delle menzogne che la loro cara e diligente figlioletta gli aveva rifilato (e di cui alcune volte ripensandoci mi sento ancora terribilmente in colpa) la capacità che ebbero di vedere con lucidità le cose fu assurda. Il “mi sono fatta qualche birra” divenne “ma tu beviiii! Oddio ti dobbiamo portare al centro alcolistiiiii!”; il “ho fumato” significava l’andare a dire ai miei nonni tra le lacrime “Serena si droga” e l’aver dato qualche bacio era sinonimo di aver avuto rapporti sessuali completi e automaticamente essere incinta, quindi averli avuti “scoperti” e quindi essere a rischio AIDS. Insomma, a casa mia regnava il caos più totale. La mia prima storia d’amore finì così, miseramente. Mio padre chiamò tra l’altro lo sfortunato fanciullo che se ne sentì dire di tutti i colori tra cui la sputtanata intimidazione “è minoreeeeennnneeeeee!” ripetuta dieci volte in pochi secondi.
Lui naturalmente sparì ed io non ne seppi assolutamente più nulla.
Io rimasi talmente traumatizzata che non volli saperne di ragazzi per qualche tempo.
E soprattutto iniziai a guardare i miei genitori sotto una luce diversa. Con terrore.
Anche loro potevano essere crudeli, avevano rotto un rapporto che poteva sfociare nel matrimonio!

Il bello è che allora lo pensavo sul serio.
Ma rinsavii dopo poco, anzi, pochissimo tempo.
 
Sono una che si riprende in fretta, io.
 
 
missmidnight alle 19/01/2007 19:09 in: my life, the others, ironizziamo
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giovedì, 18 gennaio 2007

Quando si ha la febbre si pensa di più




Ieri sera facendo zapping a letto mentre in una mano tenevo il latte caldo col cognac (di cui ho abusato in queste ore... credo di essere semi ubriaca quindi non mi assumo responsabilità su quello che trovate scritto) ho incrociato su mtv la classifica delle 100 canzoni più belle del rock degli anni 80.

Il rock è il mio genere preferito. Per non parlare della musica degli anni 80. Aveva quel qualcosa in più, quelle sonorità un po' con l'eco, quegli accordi che ti trascinavano nei loro ritmi semplici e complicati allo stesso tempo. Non erano le stupide melodie della maggior parte della musica moderna. Erano sound particolari. Indimenticabili.

Ieri sera ho fatto questo tuffo nel passato. Credo che essere ventenne negli anni Ottanta sarebbe stato bello... non so perchè ho questa convinzione. I vestiti, i capelli cotonati, i jeans stretti, il rock...  

Vi lascio il video di una canzone che non riesco a smettere di ascoltare.
Ve la ricordate?


Mi infilo sotto le coperte... di scrivere non ho molta voglia. Maledetta febbre.



missmidnight alle 18/01/2007 21:26 in: my life
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mercoledì, 17 gennaio 2007

Forse non ci sono tagliata, ma imparo in fretta





Ascoltavo mestamente i miei nuovi colleghi, tra nuvole di fumo e termini di giornalismo tecnico. Articolo, taglio, comunicato stampa, agenzia, portavoce, denuncia, politica, attacco, sponsor, web, carta, ritenute, tesserino, pubblicisti, ordine. Me ne stavo li, mezza accasciata sul divano in preda ai primi sintomi della febbre e a un mal di testa che non riusciva quasi a farmi stare in piedi.

A me l'ambiente è piaciuto davvero.

Però sono intimorita, come in ogni cosa che faccio. Ieri mi sono sentita un po' fuori luogo, un po' impacciata, un po' che non sapevo quello che dovevo fare, come muovermi, mentre erano tutti così sicuri, così dentro il campo.

Mi sono sentita inadeguata.

Sarà una condizione che durerà poco. Non ci metterò molto a rimettermi in pari, su questo non ci sono dubbi. So che sarà qualcosa su cui investirò tempo ed energia ma soprattutto passione. So che è qualcosa che ho sempre desiderato fare e deve andar bene. Ce la posso fare.

Ora mi metto a letto... sto male, ma proprio male. Maledetta febbre. 





missmidnight alle 17/01/2007 21:17 in: my life
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martedì, 16 gennaio 2007

La diplomazia degli uomini quando vengono rifiutati
 





Ve lo ricordate il maniaco che mi perseguita da mesi? Quello che mi mandava mail piene di amore un giorno si e un giorno no con proposte di matrimonio? Quello che diceva che la sua vita senza di me era inutile e che ho preso per il culo su questo blog qui?
 
Ebbene. Dovete sapere che dopo quella scena patetica il marpionazzo ha continuato a tormentarmi con queste lettere piene di passione, con proposte indecenti, con continue pressioni per incontrarci, con numeri di telefono che lasciava una mail si e una mail no... insomma, un tormento.

Ieri sera, nonostante settimane di indifferenza da parte mia, questo tizio strambo inizia a farmi l’ennesima dichiarazione d’amore in msn (romanticherie dei gggiovani d’oggi). Al che, gli metto la migliore foto che ho col mio fidanzato dicendogli “senti, la vedi ‘sta foto? E’ di una coppia mooooolto felice. Quindi non mi rompere più i coglioni, intesi?”. Lui mi fa uno dei suoi intelligentissimi “ahahahah” e mi dice che adora farmi arrabbiare.

Lo blocco.

Pochi minuti dopo questa mail:

[TIPICO ATTEGGIAMENTO DI CHI NON ROSICA]

"sei una povera malata.
stai bene cosi esaurita del cazzo.

rispondici a qualche tuo amichetto in quel modo.
che io ti mando immediatamente a fare in culo.
il mondo nn gira intorno ai dementi.ne tantomeno a gente cosi poco intelligente come te.
curati e fatti una risata.
e soprattutto impara a vivere.isterica complessata."

[/TIPICO ATTEGGIAMENTO DI CHI NON ROSICA]

Beh, il ragazzo reagisce bene ai rifiuti. gli rispondo dicendogli che è un uomo davvero galante e che ora capisco perchè non se lo caga nessuna. Oltre al fatto che è esteticamente repellente e che è un illetterato. Infine, un semplice avvertimento: stammi alla larga perchè io sono pazza ma il mio ragazzo lo è di più.

Nuova mail.

"amore mio se vuoi lezioni di dizione fammi sapere. [vedo che non afferra il significato di illetterato]

dottori ci diventano proprio tutti oggi come oggi. [tutti tranne te?]
madonna mia.
e fatti una scopata ogni tanto che ne hai bisogno. [veramente io scopo, sei te che non ha una donna da 3 anni? 4?]
magari a pagamento visto che dubito che qualcuno possa interessarsi a te seriamente. [interessante. Quindi in questi mesi chi mi ha tampinato? Il suo gemello?]
rosico x cosa? [devo dirtelo?]
xche ti sto prendendo x il culo da 4mesi! [ahahahahaha! Ma guarda un po'!]
ahhahhahaha [solita risatas dementia]
ma ti sei vista bene? [io mi sono vista e tu hai visto la tua zucca pelata?]
lasciamo stare nn voglio essere troppo disgustoso. [che galante]
nemmeno davanti una come te. [che dolce]
la principessa si è stizzita.
poveri noi. [delirium convulsus]
fatti curare. [originalità al 100%]
e stammi alla larga x cortesia.lo dico x te.divento volgare con persone cosi. [ma se te l'ho detto io di starmi alla larga! Mah!]”

Notare le risposte da cretino, l’originalità della risposta e il lessico utilizzato in maniera indegna.

Questo mi ha portato a riflettere sul rosicamento. Quando uno viene rifiutato si ha sempre la tendenza a sputare sopra quello che avevamo ardentemente desiderato. Ma non è un modo un po’ infantile di comportarsi?

E dio santo che volgarità quest’uomo! Sono tentata di mettere la sua foto e il suo contatto mail per fargli arrivare insulti anche dalla Cina.

Ma sono troppo corretta.
missmidnight alle 16/01/2007 18:47 in: the others, ironizziamo, msn killer
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lunedì, 15 gennaio 2007

La Divina Commedia

Canto 1

Il femminil inferno



Nel mezzo delle gambe di mia madre
mi ritrovai ad uscir per un buco oscuro
mentre mi guardavano uomini in squadre.

Ahi se tanto sapeo che la vita è così dura
restommi nel materno grembo convenia
che se ci penso mi prenderia paura!

Tant'è amara la natura femminile;
 per trattar dell’inferno che passommi,
non basterebbe un’enciclopedia e un vinile.

Io non so ben se sceglier potessi,
di tornar donna o in uomo trasformarmi
per qual condizione i voti li avrei messi.

Ma visto che avommi troppi guai
che già da le mestruazion fuggir non si può
l’arduo dubbio non penso che venommi mai.

Nel pertugio del bagno mio troverai
in sterminate dosi che il Sidis invidommi
futilità d’ogni dove, e sicuro ne tremerai.

Creme e cremette. Trucchi, cotone e pinzette.
Losche porporine colorate e cosmesi appiccicose,
che tra loro sembran pozioni in strane fialette.

Ahi che tragico destino c’è toccato
Come quando facciam spesa al mercato!

A capelli per accaparrarsi l’ultimo cavolfiore
che’l marito divora senza riconoscenza alcuna
verso la moglie c’ha perso il vestito migliore

così l'anima mia che urlava di dentro,
decise di riveder la coniugal vita insoddisfacente
e un altro fallo trapanommi di lato e al centro.

Poi ch'ei soddisfatto tali ardor,
ripresi l’auto e tornai nell’umile casa,
e per l’ingrato consorte mi rimisi a cucinar.

Ed ecco, per la coscienza nostra,
torturommi di sensi di colpa lussuriosa,
che la stupidità femminile a volte mostra;

e non potei più rivider l’amante mio,
che l’infernal gaudio leniva l’insoddisfazione,
e non credetti neanche più nel tuo Dio.

Temp'era dal principio del mattino,
e 'l sol montava 'n sulle da sole tende
che rompeva pure i maron del vicino

le rosse truppe la bianca ceramica invadommi
Ch’in bagno entrai e se ne videro di belle;
 e quell’infausto giorno un mal di pancia regalommi.

Le mestruazion della donna son tortura;
ingrata la sorte che una volta al mese compare
e che per la nascita necessitan la natura.

Questa parea che contra me venisse
nel romantico momento con l’homo mio,
e una macchia rossa faceva si che comparisse.

E dopo ch’è finita tal maledizione
che pei cinquant’anno sparia dalla tua vita,
ingrassa il fisico e ti cambia di donna la condizione.

Che peli ovunque menopausa fa uscir
che la ceretta nulla può contro essa,
e ‘l tempo mostra con le rughe il suo venir.

E qual è quei che volontieri acquista,
la donna con creme anticellulite sguazza,
quando senza fame non s’è mai vista;

e di tacchi non ne può a meno fare,
che, venendomi 'ncontro quel rumore da alla testa
ma le servono anche per procreare!

Ahi l’universo femminil com’è complicato!
dinanzi a li occhi non si nota sempre
 ma ai più avulsi problemi è condannato!

E tutto per l’Eva che morse la mela,
che di stenti i figli suoi sarebbero vissuti
per l’acerbo frutto non sarà esagerata ‘sta bufera?

Orsù vai tu dall’altissimo Direttore,
fatti della nostra causa portavoce
tanto lui riceve a tutte le ore.

Convinci Lui che tutto ‘sto martirio
maschilista e fascista lo fa sembrare
che s’è necessario usa il libero arbitrio!

Poetessa fui, e cantai di quel giusto
che l’ispirazione oggi m’è venia,
pe’ combatter l’ingiustizia del poco gusto.

Pessimo è l’inferno in cui t’incamminasti
che la donna è condannata ma anche astuta
che corromperti voglio con un vino d’Asti.

O se non basta tutto questo clamor
che bramate vie tu seguir vorresti
torna da queste braccia e troverai sempre amor.

Che la donna infernale e angelica è
e l’uomo di meno non ne può far
e con delizia travolger e ingannar si lascia perchè

Senza la donna nessuno c’è.





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missmidnight alle 15/01/2007 22:46 in: 7 angeli e 7 diavoli
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domenica, 14 gennaio 2007

Quiz e ready made





              


Caro lettore,
oggi questo blog ti propone un'opera d'arte contemporanea ready made ispirata al celeberrimo artista Marcel Duchamp. L'oggetto raffigurato non è altro che lo scheletro, l'impalcatura o più semplicemente ciò che è rimasto di un altro oggetto passato nelle mani della sottoscritta, in preda ad un raptus convulso - distruttivo.

Secondo te, che cos'era?
Chi risponde non vincerà assolutamente NIENTE (ma la gloria si).

missmidnight alle 14/01/2007 23:47 in: arte mon amour
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sabato, 13 gennaio 2007

I saldi e le cinquantenni




Mattinata a Via del Corso.

La sottoscritta si accinge a prendere una maglia leggerissima rossa a pois da uno scaffale. L'ultima. Arriva una signora, la tipica stronfiona cinquantenne e un po' tarchiata tutta in tiro come una giovinetta e me la toglie letteralmente dalle mani.

IO:   "Scusi, ma l'avevo presa io"
SIG: "Signorì 'a maglietta l'ho vista io da laggiù (indica un punto a caso nel negozio)"
IO:  "Ah signò e prenditela sta maglietta, tanto co' tutta quella panza non t'entra!"

E che diamine.

missmidnight alle 13/01/2007 14:57 in: my life, the others, ironizziamo
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venerdì, 12 gennaio 2007

Cercherò di non uccidere nessuno, in primis me stessa
 




Vi sto per raccontare una tragica storia, purtroppo vera. Alla tenera età di diciotto anni, pochi giorni dopo il compleanno che mi consacrò maggiorenne, mi segnai a scuola guida. Avevo l’ossessione della guida, sognavo viaggi alla Thelma e Louise a bordo della mia macchinina un po’ scassata ma ancora sfrecciante. Presi la patente in pochi mesi con somma soddisfazione di tutti. Mio padre ed io iniziammo un po’ di praticantato, naturalmente non si fidava a lasciare la sua macchinina nelle mie incaute e inesperte manine.
 
Non sapevo allora che quel praticantato non avrebbe mai avuto fine.
 
A cinque anni da quel giorno io non ho mai preso da sola la macchina di mio padre. Che è naturalmente l’unica auto che c’è in famiglia. Sembra assurdo vero? Dopo due anni lasciai proprio perdere a guidare, lo trovavo inutile. Non mi serviva a nulla avere qualcuno accanto che mi faceva prendere i colpi per delle auto che erano a 4 km di distanza o che mi diceva metti la prima la seconda e l’undicesima. NO. Io dovevo guidare da sola cazzo, neanche a dire che la porto male sta maledetta auto. Niente.
 
Poi oggi arriva la tanto sospirata telefonata. Mi hanno presa in quel giornale, da martedì inizio a lavorare per loro. Martedì, appunto, c’è la prima riunione, serale. Non mi sembrava il caso di chiedere fin da subito se ci fosse qualche anima pia che potesse riaccompagnarmi, ne tantomeno chiamare a casa dicendo “papà mi vieni a prendere” proprio nel bel mezzo della serata di lavoro. E così l’ho convinto. Mi lascia la sua auto.
 
A condizione di dimostrargli di non uccidere vecchiette e di non andare addosso ai bidoni della spazzatura. Il che sarà difficile, ma ci si prova.
 
E ora vado a festeggiare. In fondo da oggi inizia la mia gavetta giornalistica.
 
missmidnight alle 12/01/2007 20:23 in: my life, the others, deliri lavorativi, ironizziamo
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giovedì, 11 gennaio 2007

Come togliervi dalle scatole quelli della Wall Street Institute
 




Puntuali come una goccia cinese, ogni tre mesi quelli della Wall Street Insitute (corsi di lingua inglese che costano un occhio della testa n.d.r.) mi telefonano a casa per propormi le loro meravigliose e sorprendenti offerte del momento sui corsi di lingua di cui tutti noi non possiamo fare a meno. “Perchè se non sai l’inglese dove vai?” mi disse una cara operatrice dopo svariati tentativi di dirle che l’inglese, anche se imperfetto, lo so. Quelli della Wall Street sono degli scassapalle allucinanti. Ok, fanno il loro lavoro e tutto, ma sono di un’insistenza assurda. Innanzitutto quando vai a rispondere ti dicono “Pronto c’è Serena?” e se gli chiedi “Chi la vuole?” ti dicono “Claudia, Maria, Giovanna, Giacomino", così tua madre, che avevi avvertito tredicimila volte di non passarti la telefonata, convinta che sia qualche tuo amico, ti porge la cornetta con aria candida e ti dice “E’ tizio”.
 
Rispondi e pensi “e mo’ questo chi è?”. Dopo il tuo “Pronto” sarai obbligato a stare in linea senza parlare per almeno quindici minuti. Sarai investito da un fiume in piena di parole con espressioni ridondanti come “l’inglese serve” “noi siamo i migliori sul campo””i giovani devono sapere l’inglese”. Ok, tutto giusto. Tenti di dire qualcosa ma l’operatore/trice ti azzitta chiedendoti informazioni sulla tua vita, con aria molto confidenziale. “Cosa fai nella vita? Ah si, proprio la stessa facoltà che volevo fare io! Lo sai che per il lavoro che fai/vuoi fare l’inglese è essenziale?”. Naturalmente potete mettere a caso un lavoro o una facoltà, tanto sempre quella frase ripeteranno.
 
Alla fine, quando gli dici che non sei interessato per quindicimila volte e per quindicimila volte tenteranno impudentemente di rifilarti qualche “offerta speciale solo per te” ti attaccano quasi il telefono in faccia perchè hanno sprecato fiato per quasi tre quarti d’ora.
 
Mai usare scuse del tipo:
-         Non ho tempo” (ti diranno che hanno pacchetti fatti a posta per le tue esigenze di tempo)
-         Non sono interessato” (tenteranno di convincerti del contrario in una sorta di ipnosi via telefono)
-         So perfettamente l’inglese” (cercheranno di farti sentire una merda dicendoti che in realtà non lo sai)
-         Non me lo posso permettere” (nulla di più sbagliato! Attaccheranno una pippa incredibile sul pagamento rateale, agevolazione e altro)
 
Naturalmente io queste scuse le avevo provate tutte. Fino all’ultima telefonata di oggi dove ho finalmente trovato la chiave di Volta.
 
“Serena, vuoi fare i nostri corsi di inglese bla bla bla”
“Guarda, mi piacerebbe veramente tanto, ma domani parto”
” Ah” (silenzio) “E dove vai?”
“In Uganda”
“Ah” (silenzio doppio) “Ma dai, è splendido! E quando torni?”
“Mi trasferisco li, penso che non tornerò più”
“Ah... peccato. Allora buon viaggio! Tu tu tu tu tu”
 
Potete naturalmente riciclare questa risposta a tutti gli operatori telefonici della Wall Street. Ma solo a loro, mi raccomando. Gli altri ragazzuoli che si spaccano il sedere al call center per ore trattateli bene. Potrei chiamarvi anch’io presto.
missmidnight alle 11/01/2007 20:39 in: my life, the others, ironizziamo
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mercoledì, 10 gennaio 2007

Colloquio di lavoro: terrore puro
 




Eh si, anche per me era arrivato il momento di avere un colloquio di lavoro. Dopo aver pubblicato il mio primo articolo (che emozione!) oggi avevo un desiderato incontro con il direttore di un mensile romano (che trovai per caso in un bar nei pressi dell’università e a cui mandai immediatamente il curriculum elemosinando una collaborazione). Un pizzico di fortuna dalla mia parte, almeno per questa volta, c’è stato, visto che è stato l’unico giornale che mi ha richiamata.
 
Mi trovavo dinanzi all’ingresso di un condominio. Ma possibile che il colloquio si tenesse in un appartamento e che sul citofono non ci fosse neanche scritto il nome della redazione? Mah, ho pensato che l’indomani avrebbero schiaffato il mio bel faccione in prima pagina tra i casi di morte violenta per mano di qualche pseudo maniaco omicida. Invece (malfidata che sono, che volete, ci vengo di famiglia) mi apre un ragazzetto molto cortese che mi offre subito un caffè (lo so, le caramelle dagli sconosciuti non si accettano, ma il caffè è il caffè!). Durata colloquio: un’ora e un quarto. Si, ma alla fine è stato tutto fuorché un colloquio formale. I due mi sono sembrati molto giovani, dinamici, vivaci. Mi sono piaciuti ecco. Mi hanno fatto venir voglia di accettare al volo. Ho tempo fino a venerdì per valutare. Ma io all’80% già so che voglio iniziare quest’avventura con loro. Beh, sempre che anche loro abbiano la voglia di iniziarla con me.

Non vorrei cantar vittoria, ma sarebbe il primo passo verso la difficile gavetta giornalistica. E, certo, non è che sia un lavoro in discesa, anzi. Ma mi piacerebbe parecchio. Che dire, lui mi sembrava propenso a incamerarmi nel loro staff. Dalla mia, nonostante mille incertezze su cosa conviene o non conviene fare, sul “comesaròandata” e il “maglisaròpiaciuta” e anche il “chissàcheavrannopensatodime”, e i mille vaffanculo che mi sono auto inferta per la mia maledetta timidezza (che non traspare mai, ma quando esce lo fa sempre nei momento meno opportuni), ne sarei entusiasta.

“Vorrei che chi lavora con me ci mettesse la stessa passione che ci metto io, anche se so che è impossibile” mi ha detto in un momento il giovane “capo”. In quel momento avrei voluto dirglielo che a sentirlo parlare già mi stava appassionando.
 
A istinto penso che potrebbe essere una bella avventura in cui imbarcarsi.

Magari per combattere questa sfiducia nel futuro.
Magari per eliminare le incertezze e le insicurezze.
Magari per iniziare a realizzarmi professionalmente.
Magari... per essere un po' più fiera di me.
missmidnight alle 10/01/2007 22:37 in: my life, deliri lavorativi, ironizziamo
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martedì, 09 gennaio 2007

Come distruggere un uomo su MSN





LUI: "Questo sono io"
IO:   "mmm"
LUI:  "non ti piace questa foto?"
IO:   "Sembri uno che ha appena finito di pranzare ed ha
        mangiato decisamente troppo"
LUI:  "Ma non stavo pranzando"
IO:  "Ma non era quello il senso"

missmidnight alle 09/01/2007 23:56 in:
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lunedì, 08 gennaio 2007

E fu così che la malfamata catena mi giunse
 



Il buon Tom mi ha passato la mefistofelica catena che mi lascerà nuda come un verme (in senso lato naturalmente), spogliata di ogni pudore, di ogni segreto, di ogni inibizione (adoro far crescere con il climax la tensione... siete tesi vero? No? Uhm...) Insomma ecco a voi (tatatataaaa) le cinque cose che non sapete di me (quindi potrei dirvi anche che sono alta 1 metro e settanta... no, credo che questo genere di cosi non rientri nei succulenti scoop della blogosphera...):
 
1)    Quando ero piccola ero una cleptomane. Rubavo di tutto. Bambole, figurine, soldi (monetine naturalmente, non è che i bambini di dieci anni vanno in giro col centone), cancelleria... mi gratificava moltissimo.

2)    La mia prima pomiciata fu a sette anni con un ragazzino giapponese nel cesso della scuola elementare. Ci davamo gli appuntamenti e poi ci slinguazzavamo nei bagni con la tazza che faceva da contorno. Lui mi regalava colori, fazzolettini e altri oggetti inutili tutti made in Japan... il bello è che alcune cose le ho ancora.

3)    Appena sedicenne ebbi un ragazzo (ribattezzato poi da me “er biscia” per motivi lingueschi) che frequentava la mia stessa scuola. Ricordo precisamente che un giorno stavo pomiciando con un ragazzo (Er Pecora) nel bagno (si, sempre nei bagni, accidenti) mentre lui era fuori a cazzeggiare con i suoi amichetti. Si si, ridi ridi, intanto ti stavo cornificando a un metro di distanza, stronzo.

4)    Una volta, durante una rimpatriata con gli ex compagni di classe in un pub, collassai. Appena sentii i sintomi dello svenimento entrai di corsa nel pub da cui eravamo appena usciti e svomitazzai sugli scalini prima del bagno e poi dentro il bagno creando un lago si schifo. Non oso immaginare cosa avrà pensato chi mi ha visto in quel momento, soprattutto se si stava sparando un hamburger.

5)  Una volta mi scarnificai la mano con il ferro dell’accendino per non essere interrogata. Naturalmente ero fumata. E la cicatrice è ancora li a ricordarmi la mia demenza adolescenziale. C’è chi mi disse (visto che è una sorta di linea bianca lunga tre cm) di farne una croce a mo’ di tatuaggio. Gli ho riso in faccia e mi sono tenuta la mia linea della coglionaggine.



Fatevi sotto! La passo a chiunque abbia voglia di farla!

missmidnight alle 08/01/2007 21:58 in: my life, blogosfera, ironizziamo
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domenica, 07 gennaio 2007

Donne e fornelli: un binomio perfetto... o quasi
 




Si dice che la donna abbia la capacità innata di costruire un rapporto perfetto con l’arte culinaria. Questo magnifico dono fornitoci dall’alto dei cieli (molti uomini avrebbero preferito in sostituzione forse un manuale di istruzioni a sentire qualcuno, ma non lamentiamoci) credo sia toccato ad un buon 90% delle donne. Rimangono le eccezioni naturalmente. Tra queste la sottoscritta sembra non avere la tanto bramata dote con sé. Vada per le cose semplici, pasta, riso, qualche pezzo di qualcosa surgelata scaldata e/o cotta, ma le prelibatezze da mille una notte, quei piatti alla Vissani, quelle deliziose ricettine che farebbe